di Giuseppe Arrighetti
Eco di Bergamo 20 sett. 2009

Il vento muove le sartie che sbattono sull’albero della barca. È l’unico rumore che si sente, sul pontile, mentre i tecnici del progetto «Disvela» insegnano ai disabili e agli infortunati dell’Inail di Bergamo come condurre un’imbarcazione. In poco tempo si scopre che anche chi vive su una sedia a rotelle, oppure con le protesi alle gambe o alle braccia, può provare le emozioni del vento che soffia su una vela, e delle onde che
scivolano sotto lo scafo. Al porto di Cornasola, a Lovere, la sede di Bergamo dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ha infatti organizzato un’iniziativa per avvicinare i disabili alla vela: tra sabato 29 agosto, ieri e oggi, diciotto infortunati di Bergamo, Milano, Cremona, Monza e Mantova con i loro familiari hanno partecipato a diverse lezioni teoriche ed effettuato uscitein barca a vela sul lago di Iseo, accompagnati da personale qualificato. L’obiettivo però non è meramente sportivo: la barca a vela rappresenta uno strumento con cui i disabili possono sviluppare le loro relazioni sociali e riprendere fiducia in se stessi sviluppando le proprie capacità, fisiche e mentali, e la propria autostima. È il caso di Claudio Attulino, milanese di Senago, 37 anni, che tre anni fa mentre andava al lavoro in motocicletta è stato coinvolto in un incidente rimettendoci la gamba destra. Ora cammina solo con l’ausilio di un bastone, ma non ha rinunciato a vivere e a fare nuove esperienze: «Ancora oggi – racconta – pratico diverse attività in acqua: al mare mi piace fare immersioni o semplicemente nuotare, mentre è la prima volta che salgo su una barca a vela. Ho scoperto un modo nuovo di muoversi sul lago, ed è bello, davvero molto bello ». Attulino, ieri mattina, è uscito in barca a vela insieme ad altri invalidi, mentre nel pomeriggio ha partecipato a due ore di lezioni teoriche nella sede dell’Avas, l’Associazione velica Alto Sebino di Lovere. Proprio l’Avas da cinque anni ha avviato il progetto Disvela, in collaborazione con la Polisportiva disabili Vallecamonica, la Polisportiva handicappati bergamasca e il Rotaract club di Lovere, Iseo e Breno. Grazie a questa sinergia, il porto di Cornasola di Lovere è diventato in poco tempo un punto di riferimento a livello nazionale per i disabili che vogliono praticare la vela: è stato realizzato un pontile per l’ingresso in acqua senza barriere architettoniche, è stata installata una gru per l’alaggio delle imbarcazioni e in queste settimane si sta lavorando per posizionare un nuovo ascensore, grazie al quale le persone in carrozzella potranno accedere al primo piano, dove ci sono gli spogliatoi e la segreteria del sodalizio sportivo. Disvela ha poi permesso di portare un atleta dell’Avas, Fabrizio Olmi, alle Paralimpiadi di Pechino. «Ora il prossimo impegno – spiega Marco Gualandris, responsabile del progetto – è l’acquisto di un Sonar, una barca capace di ospitare fino a sei persone, normodotate o disabili, lunga sette metri, che è stata scelta come imbarcazione per le prossime Paralimpiadi di Londra 2012». Seduto sulla sua sedia a rotelle, Gualandris osserva le barche ormeggiate nel porto e racconta: «Noi con la vela possiamo prenderci degli spazi di libertà: quando ci spostiamo sulle strade o sui marciapiedi con la carrozzina, la nostra strada è quella, non ci sono alternative. Anzi, spesso è segnata da diversi ostacoli. Qui sul lago invece siamo liberi di muoverci dove vogliamo, siamo a contattocon la natura e possiamoscegliere dove andare: l’acqua sotto e l’aria sopra è tutto quello che ci serveper sentirci liberi».Per condurre una barca a vela perònon bastano l’entusiasmo e la voglia difare: la tecnica e l’abilità necessarie si imparano con anni di esperienza, mai disabili dell’Inail che hanno provatoper la prima volta a Lovere questo sport sono rimasti affascinati. «La vela– spiega Stefano Pelliccioli, papà di Samuel, uno dei ragazzi seguiti dall’istituto– ha qualcosa in più rispetto alle attività sportive solitamente praticatedai disabili come il tennis, il basket o il tiro con l’arco. Qui c’è l’imprevedibilità,in barca è difficilissimo sapere in anticipo le varie situazioni che si andranno ad affrontare. All’Inail va il nostro ringraziamento perché permette ai nostri figli di riattivare un contatto con una vita normale e perché affronta la disabilità non solo dal punto di vista motorio, ma anche cognitivo e comportamentale». In provincia di Bergamo vivono circa 400 «grandi invalidi », persone cioè con un grado di invalidità superiore al 60%. È soprattutto a loro che l’Inail si rivolge proponendo attività sportive come la vela a Lovere: «Il rischio è che un infortunato che rimane disabile – spiega l’assistente sociale Gabriella Caffi – si chiuda su se stesso, fisicamente e psicologicamente: lo sport invece è uno strumento attraverso cui si possono ristabilire relazioni sociali normali e ricche di soddisfazioni».