di Fabio Tonesi - Giornale di Brescia
LOVERE - Per annullare le differenze hanno scelto una barca a vela. Hanno individuato nel circolo nautico AVAS di Lovere il luogo adatto e «accessibile» per la loro attività.
Hanno iniziato a «veleggiare», fare regate «open» per confrontarsi con chi è stato un po' più fortunato di loro. E dopo quattro anni di «progetto» sono diventati a tutti gli effetti un'associazione.
Loro sono i ragazzi del progetto Disvela.

Un'avventura iniziata nel 2005 e che continua ogni anno con rinnovato entusiasmo. Il team Disvela è basato al circolo nautico AVAS di Lovere, luogo adatto per la sua accessibilità, ovvero per l'assenza di ostacoli per la mobilità dei disabili. I quali rappresentano la maggioranza nel team.
Un'iniziativa interessante, che favorisce (integrazione di giovani disabili, i quali attraverso l'attività sportiva possono annullare il «gap» con i regatanti normodotati. E, anzi, sulla barca a vela la differenza (se così si può chiamare) nemmeno si percepisce, visto che nelle gare «open» (ovvero aperte a normodotati e disabili) spesso capita che i portatori di handicap «diano la paga» ai cosiddetti «abili».
I partecipanti al Disvela si trovano a Lovere quasi tutti i weekend da marzo ad ottobre, per seguire corsi d'aggiornamento o allenarsi nelle acque del Sebino. Quanto alle gare, i giovani stanziati a Lovere utilizzano un'imbarcazione classe 2.4Mr e approssimativamente fanno una dozzina di regate nazionali e regionali all'anno, di cui la metà regalano punti per il rankinng nazionale.
Come detto al progetto Disvela partecipano al momento cinque giovani, che provengono da province limitrofe, infatti due sono milanesi (tra cui Fabrizio Olmi, campione italiano e partecipante alla Paralimpiadi di Atene e Pechino), uno bergamasco e uno bresciano. II nostro rappresentante è Massimo Dighe, residente a Chiari.
Dighe ha sempre avuto la vela nel sangue e la disabilità non ha fermato la sua voglia di regatare: «L'importante è saper andare in barca a vela, non importa che uno sia disabile o meno. Le regate mi hanno sempre appassionato, ma non sapevo ci fosse la possibilità di praticare questo sport così vicino a casa. Ho saputo di questo progetto Disvela e l'impatto è stato molto positivo, perché al circolo AVAS di Lovere ho trovato davvero un bell'ambiente e un'atmosfera molto familiare. Tra l'altro, è un posto molto accessibile, privo di barriere per chi ha problemi».
E che ricorda ha della prima regata? «Ero un po' titubante - ricorda Massimo Dighe -, ma alla prima uscita sono arrivato settimo su quattordici partecipanti. Non pensavo di andare così forte...».
Un bel modo per dimostrare che essere diversamente abili non significa rinunciare alle proprie passioni.