Alto Sebino - Agosto 2008
Il progetto Disvela nasce nel 2005 da un'idea del velista disabile Marco Gualandris, viene promosso e realizzato dall'Associazione Velica Alto Sebino in collaborazione con lo Yacht Club Bergamo e la Phb, Polisportiva handicappati bergamasca. Il progetto si prefigge due obiettivi principali: la promozione della vela fra le persone diversamente abili e la ricerca e formazione di atleti che gareggino nelle categorie paralimpiche. Da una parte quindi il desiderio di trasmettere anche ai disabili l'emozione e la libertà della navigazione su vela, dall'altra una forte impronta agonistica. L'associazione offre ogni anno una serie di corsi che vanno da un livello base in cui si imparano le prime tecniche di navigazione a corsi avanzati per veri e propri regatanti. Disvela cerca di promuovere la propria attività in vari modi, uno dei principali è la diffusione di un video che mostra come armare il 2.4 in totale autonomia. Il video è stato per ora presentato solo nei centri di riabilitazione, ma l'obiettivo futuro è diffonderlo anche nelle scuole. Ad oggi hanno aderito al progetto i centri di Sondalo e Mozzo. Dopo aver mostrato il video si invitano in sede i potenziali corsisti per un giro di prova sulle barche dell'Avas.
Molto spesso questo tour promozionale è seguito dall'iscrizione alle lezioni base. I primi rudimenti della vela si imparano sull'Arpège, un cabinato da 9 metri comodo e sicuro, adatto per prendere confidenza con le manovre di navigazione. Una volta presa dimestichezza con il mezzo i corsisti iniziano ad allenarsi sul 2.4 sul quale navigano in solitaria seguiti da un gommone di assistenza.
Per sviluppare tutte le sue potenzialità l'associazione ha bisogno, oltre che di risorse economiche anche di risorse umane che aiutino lo staff per quanto riguarda la parte più fisica del lavoro, come le manovre di carico e scarico delle barche. II volontario non è un semplice assistente, ma una figura che ha un ruolo attivo all'interno dello staff. Spiega Fabrizio Olmi, regatante Disvela e portacolori dell'Italia alle Paralimpiadi di Pechino a settembre: «Le nostre barche possono essere utilizzate sia da persone disabili che normodotate, quindi lo scopo è creare un team che non sia composto solo da atleti diversamente abili, ma semplicemente un team di persone che vanno in barca. Gianni Cimino è un volontario regatante normodotato, quest'anno ha fatto anche lui tutte le regate, si allena con noi e allo stesso tempo ci da una mano. La ragione principale di questo atteggiamento è data dal fatto che noi puntiamo molto all'autonomia, in base alla disabilità che uno ha cerchiamo di insegnare a fare fino dove uno può, una volta che la barca è stata calata in acqua da qualche volontario l'armatura la si può e la si deve fare da soli».