Noi per il Sociale - maggio 2015
di Vincenzo Torelli

Dopo l'incidente che ti ha costretto sulla sedia a rotelle, deve essere stata durissima, dove hai trovato la forza di rimetterti in gioco?
In effetti è stata molto dura.  Avevo 18 anni, quando nel 1988,  in un incidente stradale ho riportato la lesione delle vertebre dorsali con conseguente paraplegia.
I primi anni sono stati molto difficili ma comunque grazie al supporto incredibile della mia famiglia sono riuscito a risollevarmi. La forza per andare avanti è partita da dentro. La definirei come un'energia di rinascita, una nuova vita, anche conscio del fatto che sarei potuto morire in quel incidente.
Può sembrare strano ma è l'amore per la vita che mi ha permesso di “avere successo”, di credere che essere felici o semplicemente stare bene dipenda essenzialmente da quanta gratitudine abbiamo nei confronti della vita stessa.

Sei sempre stato un combattente o, paradossalmente, lo sei diventato dopo?
Lo sono sempre stato... Soprattutto nello sport. L'incidente mi fatto solo aumentare lo spirito combattivo.

Prima di scoprirti velista hai fatto mille cose, quando e come, nasce la passione per la barca a vela?
Nasce in maniera del tutto casuale sul Lago di Como a Dervio, circa 15 anni fa.
Un amico mi fa leggere una rivista dove si pubblicizza un corso di vela per persone disabili.
Incuriosito, mi iscrivo al corso principianti di una settimana. L'istruttore è Carlo Annoni, colui che diventerà in seguito il mio allenatore e che mi ha fatto cresecere agonisticamente.
La prima uscita in acqua è stata il colpo di fulmine. Appena ho messo fuori la prua dal porticciolo, la Breva, il vento del lago di Como, ha fatto sbandare l'imbarcazione dandomi una prima scarica di adrenalina. Mi è subito piaciuta la barca, un singolo denominato Classe 2.4 e la conduzione mi veniva naturalmente. È stata una settimana fantastica con vento e sole nella splendida cornice di Dervio. Dopo il primo corso ne sono seguiti altri, poi le uscite con il gruppo di ragazzi più esperti e via via le regate in Italia, all'estero e le Paralimpiadi.

Avresti mai immaginato di arrivare a rappresentare l'Italia alle Paralimpiadi?
Si l'ho immaginato, sognato! Quando ho iniziato ad andare in barca volevo solo divertirmi e conoscere il mezzo, solo successivamente dopo parecchie "ore in acqua", ho compreso che mi stavo avvicinando sempre di più ai livelli del gruppo, in quel momento ho capito che potevo ambire a partecipare alle paralimpiadi.

Cosa rimane dentro dopo esperienze così importanti?
La prima Paralimpiade è arrivata dopo soli tre anni che regatavo nel circuito nazionale ed internazionale e quindi è stata una sorpresa per tutti gli avvrsari nella selezione! Nelle altre due l’emozione della prima volta ha lasciato spazio all’aspetto agonistico. I ricordi più belli però sono rivolti a Londra, o meglio a Weymouth e alla sua baia, dove abbiamo regatato. Ma soprattutto al gruppo con cui ho condiviso quelle settimane.
Con questo sport ho avuto la possibilità di vedere tantissimi luoghi in Italia e all'estero. Ho "macinato" migliaia di chilometri in macchina con il carrello a seguito e affrontato imprevisti di ogni tipo. Sono stato in tutti i continenti, ho conosciuto tantissime persone ed ognuna di loro ha contribuito alla mia crescita personale e sportiva.

Cosa ti ha spinto a conseguire il brevetto di istruttore Federale di vela?
La scelta è arrivata in maniera graduale e naturale. Alla base c'era e c'è la volontà di trasmettere ad altri quello che ho imparato in tanti anni sulla classe 2.4.
Il desiderio di “insegnare  la vela” per avvicinare a questo sport  anche le persone disabili, porta automaticamente a scegliere di ottenere un riconiscimento ufficiale, in questo caso dalla Federazione Italiana Vela.

So che sei anche il presidente di un'associazione di volontariato denominata "Disvela", dove si formano persone disabili allo sport della vela, sia a livello agonistico che  da diporto. Ce ne parli un pò?
Disvela nasce, come progetto, nel 2004 a Lovere sul Lago d'iseo da un'idea di Marco Gualandris:  avvicinare persone disabili al mondo della vela a livello agonistico e da diporto.  Nel 2009 il gruppo di amici che si era formato fonda l'Associazione Disvela.
Disvela lavora in sinergia con il circolo velico AVAS e il Porto Turistico di Lovere (una struttura moderna all'avanguardia per accessibilità e fruibilità).
Insieme organizziamo corsi di vela disabili, veleggiate promozionali, attività agonistica ed eventi.
Abbiamo, nel corso degli anni, presentato progetti su bandi pubblici e privati realizzando diverse iniziative per promuovere la vela tra le persone disabili, coinvolgere volontari, “sensibilizzare” il territorio con eventi conviviali, sportivi ed artistici.
Attualmente siamo impegnati nella realizzazione dell'evento “Festival del Porto” che si terrà a Lovere il 19 e 20 settembre 2015. Un progetto finanziato dal Bando del Volontariato 2014 a cui rimando i dettagli sul nostro sito www.disvela.it dove è inoltre possibile sfogliare le tantissime iniziative che abbiamo realizzato nel corso di questi anni.

Un atleta disabile che si mette al servizio degli altri. Fabrizio, se ti dico che sei una persona speciale, cosa mi rispondi?
Non mi sento speciale, faccio quello che mi piace fare. La vela è uno sport bellissimo ma duro. Non ci sono vie di mezzo. O ne sei affascinato oppure ne sei indifferente.
Non è secondo me la questione di “mettersi a servizio degli altri” ma piuttosto condividere la stessa passione,  cercare di creare un gruppo, formare una squadra, partecipare alle regate e così via.
Utilizzando una metafora: in barca ogni membro dell'equipaggio darà il massimo perchè sa che il suo compagno farà lo stesso.