Gazzetta dello sport 12 marzo 2015
di Maurizio Bertera
Il bergamasco Gualandris, con la compagna di gara Zanetti, si è già qualificato per la Paralimpiade 2016 in Brasile: «L'amore per questo sport è nato sul lago d'Iseo»

C'è un velista già in rotta su Rio 2016, il primo sicuro dell'aereo tra i tanti azzurri che inseguono il sogno. È Marco Gualandris, classe '73, figlio di Bergamo («Bergamo Bassa, lo sottolineerei », dice ridendo), impiegato in una cooperativa sociale che grazie all'ottimo terzo posto conquistato nel Mondiale di Halifax — in Canada, nello scorso agosto — potrà regatare alla Paralimpiade in Brasile, che si terrà un mese dopo i Giochi Olimpici. Urge una spiegazione: i disabili della vela gareggiano in tre classi — ovviamente attrezzate in base alle loro esigenze — e Gualandris ha scelto lo Skud 18, doppio impegnativo che richiede due obblighi.
II primo è la presenza a bordo di almeno una donna, il secondo è che uno dei velisti abbia una disabilità grave. Da qui la composizione del team azzurro: il timoniere bergamasco è in carrozzina da 18 anni, a prua c'è una ragazza di Portogruaro, in provincia di Venezia, Marta Zanetti, che ha subito l'amputazione di una gamba. Allo Skud 18, il bergamasco è arrivato solo nel 2011 dopo un decennio passato sul singolo paralimpico, il 2.4 mR, con risultati buoni ma non eccezionali.
Alla vela si è avvicinato per ragioni abbastanza comuni tra i disabili. «Nuotavo da una decina di anni, ma ero stufo di essere sempre in un ambiente chiuso a fare uno sport ripetitivo — racconta Gualandris —. Avevo voglia di gareggiare all'aria aperta e così ho provato ad andare in barca, sull'Iseo ed è scoccata la scintilla». Il posto del cuore resta Lovere, dove c'è l'AVAS (Associazione Velica Alto Sebino), il circolo per cui Marco ha difeso i colori sino al 2013: ora — come fanno molti velisti olimpici italiani — è passato alle Fiamme Gialle, ma non ha dimenticato «la mia vera casa dove insegno vela ai disabili».
Reduce dal terzo posto a Miami, prima tappa della World Cup 2015 («Sono contento visto che praticamente ho trascorso un inverno senza allenarmi»), Gualandris ha iniziato il programma specifico verso Rio 2016, che prevede regate internazionali ma soprattutto allenamenti a Trieste e sul Garda.
Ma non dimentica la missione principale: fare propaganda per il suo sport. «Il primo passo è quello di avvicinare le persone magari timorose. Spesso restano sorprese e si appassionano. Poi il passaggio dall'hobby allo sport diventa pressoché naturale per chi non si accontenta: le classi paralimpiche sono impostate come quelle dei normodotati, richiedono fatica, capacità logistica e ambizione ». Non a caso, l'AVAS si prepara a organizzare (per un fine settimana al mese) uscite in barca gratuite per i disabili, per aumentare il bacino dei praticanti. «Mi ricordo che dieci anni fa, a Lovere, eravamo le mosche bianche. Oggi è pieno di persone in carrozzina che vanno regolarmente in barca o vengono da noi per provarne una. Un'esperienza straordinaria, emozionante».