Claudio Zana e quella vita addosso, sempre e comunque, anche su una sedia a rotelle, e adesso il campionato italiano di vela

22 luglio 2007. L'estate bruciava, scoppiava, abbracciava il mondo. Claudio seduto sulla sua moto mangiava asfalto e vita, poi il vuoto, il niente che poi diventa tutto. Sono passati 6 anni, Claudio di cognome fa Zana, ha 45 anni, classe 1968, non cammina più ma corre con la testa, col cuore, con le braccia e con tutti gli altri muscoli del corpo. Perché Claudio non ha mollato.

E questa è davvero una storia particolare, non perché Claudio è di Sovere come me, ma perché la storia di Claudio non è triste anche se qualcuno l'avrebbe trasformata in dramma, è piena di sole e di vita, piena zeppa.
Claudio è reduce dai campionati dà italiani di vela, a Loano, lui che la vela l'ha conosciuta solo 4 mesi fa, ma ogni volta che conosce qualcosa diventa una sfida, un'avventura, un pezzo di vita da aggiun¬gere ad altra vita.
Claudio, cresciuto nel Borgo San Martino col fratello Francesco che adesso fa l'ingegnere al Cairo. Mamma che se ne è andata in cielo presto per un tumore e papà che quando lo incontravi nel borgo dispensava sorrisi a tutti. Scuole superiori a Lovere e l'impiego in un ufficio tecnico ma Claudio morde il freno, la vita chiama e lui la vita la ama, si licenzia e cerca un lavoro dove la strada la fa da padrone, dove non è importante sedersi col posto fisso in un ufficio ad aspettare il tramonto, dove sì può correre nel vento e con il vento. Claudio guida i pullman e intanto macina chilometri con la sua moto, a ridosso del cielo e della terra. Claudio che fa il volontario e guida le ambulanze. Claudio ha una fidanzata e il mondo in tasca.
Sino a quel 22 luglio quando la strada prova a mettere un freno alla sua voglia di vita, ma non ce la fa, perché la vita ha sempre ragione su tutto. Claudio finisce in ospedale, è grave, Claudio rimane sulla sedia a rotelle, Claudio riparte, sembra solo ma ha la vita dentro e la vita contagia tutto.
Claudio si trasferisce a Lovere perché gli serve una casa con ascensore, riparte senza lavoro e senza morosa. Ma Claudio non molla e il lavoro alla fine lo ritrova, a Bergamo, acquista un'auto per disabili e si arrangia, impara a cucinare, va in piscina e cura il corpo perché è l'involucro fragile della sua vita, e mica tanto fragile, ore e ore di palestra, ore di nuoto e non molla mai. Il fratello Francesco deve trasferirsi al Cairo per lavoro e il papà muore.

Claudio sulla carta è solo ma solo sulla carta, con la sua contagiosa voglia di vivere si attornia di amici e di gente che gli vuole bene. Curioso come deve essere chiunque che vive ma che forse pochi lo sono.
E quella curiosità ad aprile lo porta a un incontro sulla vela per disabili in Comunità Montana: "C'erano due responsabili del progetto Disvela — spiega Claudio — che hanno fatto le paralimpiadi e ci hanno spiegato quello che volevano fare, un progetto entusiasmante".
E    dove c'è entusiasmo c'è Claudio. Così lui che la vela non la conosceva per niente comincia il corso: "Un corso base che però mi è piaciuto subito e così con un altro ragazzo di Milano che veniva apposta ogni 15 giorni nel weekend e insieme ad altri ragazzi abbiamo iniziato e fare sul serio". I primi di agosto parte un corso della federazione vela: "E ci siamo iscritti e ci hanno spiegato l'idea di fare il campionato italiano a metà settembre aperto a tutte le classi olimpiche e paraolimpiche". Detto fatto: "Siamo arrivati in fondo, dobbiamo ancora imparare tanto ma. si va avanti". Obiettivo Paraolimpiadi? "Beh, non so, per quello dobbiamo ancora imparare tanto, siamo partiti da zero da poco e ci vuole tempo ma la passione c'è". E quella serve più di tutto: "E' un'emozione davvero grande guidare la barca, indirizzarla dove vuoi e portarla avanti nel mare". Claudio racconta mentre è in auto verso il lavoro: "Per il resto continuo ogni giorno col nuoto, esercizi in acqua e nuoto". Sei anni fa ti è cambiata la vita: "Si, tanto, però so che dipende tutto da me, e se mi do da fare vivo, a volte non è facile ma io amo la vita e poi il tempo è un buon medico, certo, ci sono i ricordi ma guardo avanti e faccio altre cose". Amici? "Ne ho fatti di nuovi e ho ancora quelli di prima".

E adesso la vela. "Sì, adesso la vela, una nuova avventura, fammi ringraziare Fabrizio Olmi per il tempo che dedica a insegnarci l'arte della barca a vela.
E Marco Gualandris che cura il progetto Disvela e che a fine agosto è arrivato secondi ai mondiali di vela in Irlanda in cop¬pia con Marta Zanetti di Trieste"
Si guarda avanti, ancora una volta, per un progetto che può portare lontano, per arrivare lontano ci vogliono anche gli sponsor, se qualcuno è interessato ad appassionarsi a questo progetto non faccia altro che contattarli, i sogni non aspettano.